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“Riconoscere per cambiare: le dinamiche della violenza di genere. Il secondo incontro del progetto YouPart

2025-11-27 10:55

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You Part,

“Riconoscere per cambiare: le dinamiche della violenza di genere. Il secondo incontro del progetto YouPart”

“Riconoscere per cambiare: le dinamiche della violenza di genere. Il secondo incontro del progetto YouPart”    Il 25 novembre 2025, nella cornice del

 

 

 

“Riconoscere per cambiare: le dinamiche della violenza di genere. Il secondo incontro del progetto YouPart”

 

 

 

Il 25 novembre 2025, nella cornice del Polo Giovani Toti di Trieste, si è svolto l’incontro formativo “Riconoscere per cambiare. Le dinamiche della violenza di genere”, promosso all’interno del progetto YouPart. A guidare il seminario è stato il dott. Mirko Manzella, psicologo e sessuologo, esperto di violenza maschile contro le donne e volontario presso Interpares. L’evento, completamente gratuito, ha raccolto una ventina di partecipanti online e in presenza tra studentə, giovani del territorio e professionistə interessatə al tema.

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Fin dai primi minuti, il dott. Manzella ha messo al centro una verità essenziale: per comprendere la violenza di genere, è necessario prima riconoscerne le radici culturali. Servendosi delle definizioni ufficiali della Commissione Europea, del Consiglio d’Europa e del Senato italiano, ha chiarito come il fenomeno non riguardi solo gli episodi più estremi, ma qualunque forma di danno fisico, psicologico, economico, sessuale o digitale inflitto a una persona a causa del suo genere, della sua identità o della sua espressione di genere.

Da qui si è aperta una riflessione profonda sugli stereotipi che plasmano fin dall’infanzia l’idea di maschile e femminile. Le frasi che “si sentono da sempre”: “Se piangi sei una femminuccia”, “Non farti comandare da una donna”, “Non essere troppo sensibile, sembri gay” non sono semplici modi di dire, ma schemi che costruiscono modelli di virilità basati sul controllo, sulla forza e sull’incapacità di chiedere aiuto. Allo stesso modo, i messaggi rivolti alle donne “Se sei forte sei aggressiva”, “Non essere troppo indipendente”, “Se sei gelosa sei tossica” contribuiscono a una cultura che chiede alle donne di essere compiacenti senza mai risultare “troppo”.

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Da questa base nasce un fenomeno che si manifesta in molte forme, spesso invisibili. Durante l’incontro si è parlato di violenza psicologica, fatta di svalutazioni, gaslighting, isolamento e ricatti emotivi e di violenza fisica, che può iniziare anche con gesti apparentemente “minori”, come un polso stretto con troppa forza o l’ostruzione del passaggio verso una porta. È stata approfondita anche la violenza economica, quella sessuale e quella digitale, che oggi si esprime attraverso geolocalizzazioni forzate, revenge porn e manipolazioni tramite messaggi. Il dott. Manzella ha inoltre portato l’attenzione su un’altra dimensione spesso ignorata: la violenza istituzionale e culturale, che si manifesta quando una donna non viene creduta, viene giudicata per come si veste o si trova costretta a “dimostrare” la propria versione dei fatti decine di volte.

A dare concretezza al fenomeno, sono stati richiamati i dati più recenti diffusi da ISTAT nel 2025: il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, pari a circa 6,4 milioni di donne. Di queste, il 18,8% ha subìto violenza fisica e il 23,4% violenza sessuale. Numeri che raccontano una realtà che non può più essere considerata un’emergenza sporadica, ma un problema strutturale che riguarda l’intera società.

Nel finale, il seminario ha posto l’accento su ciò che possiamo fare, concretamente, per contrastare la violenza: imparare a riconoscere i segnali precoci, smettere di minimizzare, non giudicare chi subisce, educare alle emozioni, soprattutto bambini e ragazzi, e abbandonare l’idea romantizzata della gelosia come prova d’amore. Il dott. Manzella ha ricordato che creare spazi sicuri dove sia legittimo chiedere aiuto è un passo indispensabile, così come promuovere una lettura complessa e non semplificata del fenomeno.

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Il messaggio conclusivo è arrivato come una dichiarazione di responsabilità collettiva: “La violenza di genere non è un fenomeno improvviso. È il risultato di una cultura che insegna a qualcuno che l’amore è possesso e a qualcun altro che il dolore è normale. Il nostro compito è rompere questa narrazione. Rendere visibile ciò che non si vede. Ridare voce, corpo, diritti, possibilità.” Un invito chiaro a non delegare, ma a riconoscere il ruolo che ciascuno e ciascuna di noi può svolgere nel cambiamento.L’incontro del 25 novembre rappresenta così un tassello fondamentale del percorso che YouPart sta portando avanti per rafforzare la partecipazione giovanile e la consapevolezza sociale. Parlare di violenza di genere significa aprire uno spazio di ascolto, formazione e responsabilità condivisa. E, come ha mostrato questa serata, significa soprattutto creare comunità che sappiano riconoscere, prevenire e trasformare.

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