Echoes of Unity apre a Trieste: quando l’arte diventa soglia, memoria e resistenza.
Il primo appuntamento di Echoes of Unity ha preso vita a Trieste con un vernissage intenso, partecipato e profondamente sentito. Oltre cinquanta persone hanno attraversato insieme uno spazio che non è stato solo espositivo, ma emotivo e politico: un luogo di ascolto, memoria e trasformazione.
Echoes of Unity nasce dall’incontro tra arte, esperienza e attraversamento. La mostra riunisce i lavori di artiste ucraine costrette a lasciare il proprio Paese a causa della guerra e oggi residenti in diversi contesti europei. Le loro opere costruiscono una narrazione collettiva fatta di frammenti, identità in divenire e resistenza quotidiana.
Il filo conduttore dell’intero percorso è la liminalità: quello stato di soglia, di “in-between”, tra perdita e possibilità, trauma e ricostruzione. Uno spazio fragile ma fertile, in cui l’arte diventa cura, gesto politico e apertura verso nuove forme di esistenza.

Un progetto che prende forma
Il vernissage si è aperto con l’intervento di Agnese Berton, presidente dell’associazione Mimma Dreams, che ha raccontato il lavoro dei mesi precedenti: dalla costruzione del progetto all’allestimento dello spazio espositivo.
A seguire, il curatore Jan Van Woensel impossibilitato a essere presente ha voluto comunque condividere un messaggio in cui ha spiegato come il tema della liminalità sia emerso dal dialogo con le artiste, intrecciandosi in modo quasi simbolico con la sua stessa ricerca teorica sul concetto di soglia.
Tra momenti informali e confronto con il pubblico, la curatrice locale Lina Maria Palumbo ha poi guidato i presenti dentro la mostra, raccontando il senso delle opere e delle scelte espositive, costruite come un vero e proprio attraversamento esperienziale.
Il percorso: una mostra che si attraversa, non solo si guarda
Come emerge anche dal progetto curatoriale, Echoes of Unity è pensata come una sequenza di soglie simboliche, in cui ogni opera dialoga con la successiva
L’ingresso accoglie il pubblico con le cianotipie di Kristina Mos: un archivio fragile che introduce immediatamente al tema della memoria instabile, fatta di immagini che emergono e scompaiono, come i luoghi che non sono più accessibili.
Subito dopo, i due bassorilievi di Tetiana Nyshchun funzionano come una vera e propria soglia fisica e simbolica: il corpo diventa specchio e frattura, luogo di esposizione e vulnerabilità.
Il percorso prosegue con le opere di Susanna Mikla e Vitaliia Kalmutska, che aprono un dialogo tra radice, custodia e memoria collettiva, intrecciando pittura e materia scultorea in una stratificazione che parla di resistenza culturale.
Al centro dello spazio, l’installazione tessile di Nataliya Teslenko costruisce una soglia visibile e fragile: la seta ricamata diventa confine, superficie sensibile, luogo di esposizione continua.
Nella nicchia, la grande tela di Aia Kora: il corpo qui non è più in tensione, ma in ascolto, presenza che abita lo spazio invece di occuparlo.
Seguono l’opera di Ellaya Yefymova, che concentra il tema del legame invisibile, e le sculture di Vik Shpetna: due presenze che introducono peso, gravità e instabilità fisica, rendendo tridimensionale la precarietà identitaria.
Il percorso si chiude con P.S. di Vlada Lobus: un tavolo con 92 buste contenenti fotografie scattate dall’artista ma mai viste da lei stessa. Un’opera-processo che trasforma l’uscita in un tempo da attraversare più che in un semplice finale. Non c’è un’immagine dominante, ma una durata: giorni che scorrono, si accumulano, resistono.
Come afferma il concept curatoriale, Echoes of Unity non ricompone ciò che è stato spezzato: lo rende visibile, abitabile

Un progetto europeo che parla al presente
La mostra fa parte di Echoes of Unity, progetto europeo cofinanziato dal programma Creative Europe, che coinvolge artiste e organizzazioni culturali in Italia, Polonia, Grecia e Portogallo. Un’iniziativa che mette al centro il ruolo dell’arte come spazio di elaborazione collettiva del trauma e come strumento di dialogo interculturale.
Un progetto di cui siamo profondamente orgogliose e orgogliosi.
Ringraziamenti
Un grazie speciale alle artiste e al curatore della mostra:
Jan Van Woensel (curatore)
Vlada Lobus, Kristina Mos, Aia Kora, Susanna Mikla, Tetiana Nyshchun, Nataliya Teslenko, Vitaliia Kalmutska, Vik Shpetna, Ellaya Yefymova
Un ringraziamento particolare a Susanna Mikla, Nataliya Teslenko e Vlada Lobus, presenti al vernissage, per aver accompagnato il pubblico alla scoperta della loro visione artistica e del loro vissuto.
Grazie inoltre a:
Nunzia Amirante (project design e Vice-Presidente Mimma Dreams)
Agnese Berton (coordinamento)
Simona (co-organizzazione)
Ishtar (grafica)
Lina Maria Palumbo e a Mimma Dreams, partner del progetto.
Questo è solo l’inizio, ci vediamo presto.






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