You part : la violenza di genere tra norme e realtà
Si è svolta martedì 16 dicembre 2025, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Trieste, la conferenza “La violenza di genere tra norme e realtà” promossa all’interno del progetto Youth Participant in Advocacy of Gender Reform and Equality finanziato dalla Commissione Europea nel programma Erasmus Plus con il supporto dell’Agenzia Italiana della Gioventù, un momento di confronto pubblico promosso dal Comitato Unico di Garanzia dell’Università degli Studi di Trieste alla vigilia dell’entrata in vigore della nuova legge sul femminicidio. L’iniziativa ha chiamato la comunità ad interrogarsi non solo sugli effetti giuridici della norma, ma anche sugli elementi culturali e simbolici che essa intende scardinare: libertà, controllo, possesso, stereotipi di genere e vittimizzazione secondaria.
L’evento ha coinvolto studentesse e studenti universitari e degli istituti superiori, proponendosi come uno spazio di riflessione critica sul divario ancora esistente tra il quadro normativo e la realtà vissuta dalle donne. Al centro del dibattito una domanda essenziale: quale impatto avrà questa legge, non solo sul diritto, ma sul modo in cui il Paese riconosce, interpreta e si fa carico della violenza contro le donne.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della Rettrice dell’Università degli Studi di Trieste, prof.ssa Donata Vianelli, della prof.ssa Maria Dolores Ferrara, Presidente del Comitato Unico di Garanzia, e di Morgan Baliviera, Presidente del Consiglio degli Studenti. Nel suo intervento, la Rettrice ha richiamato l’attenzione sull’impegno dell’Ateneo nel riequilibrio di genere e nel contrasto alla violenza, sottolineando come questo non rappresenti un impegno formale o “sulla carta”, ma un’azione concreta che coinvolge l’intera comunità universitaria, studentesse, studenti e personale, anche nella capacità di riconoscere e non rimuovere il dolore che accompagna la violenza.
Prima dell’avvio dell’intervista, la giornata è stata introdotta da un momento di forte intensità emotiva. Le studentesse dell’Università degli Studi di Trieste e del Liceo Statale con lingua di insegnamento slovena France Prešeren hanno letto brani tratti da articoli di giornale, sentenze giudiziarie e testimonianze di violenza e stupro. Le letture hanno portato nell’Aula Magna il dolore delle storie reali, restituendo voce a esperienze spesso ridotte a numeri o categorie giuridiche. Un dolore che non è stato spettacolarizzato, ma condiviso come atto di responsabilità collettiva, capace di preparare il terreno a una comprensione più profonda del tema.
Alle ore 16.00 ha preso ufficialmente avvio l’intervista alla giudice Paola Di Nicola Travaglini, consigliera della Corte di Cassazione e consulente giuridica della Commissione sul femminicidio del Senato, intervistata dalle docenti dell’Università degli Studi di Trieste Natalina Folla e Patrizia Romito. Il dialogo si è sviluppato come un confronto intenso, capace di tenere insieme analisi giuridica, esperienza professionale e attenzione alla dimensione umana della violenza.
Nel suo intervento, la giudice ha definito la nuova legge sul femminicidio “una delle leggi più importanti che il nostro Paese abbia mai approvato”, ricordando come sia stata approvata all’unanimità e rappresenti un passaggio cruciale perché “dà un nome a ciò che fino ad oggi non ha avuto un nome”: l’uccisione delle donne in quanto donne. Un passaggio che non riguarda solo il diritto, ma anche il riconoscimento pubblico di un dolore storico, spesso negato o minimizzato.
Paola Di Nicola Travaglini ha richiamato l’attenzione sulla difficoltà di riconoscere la violenza nelle sue forme meno visibili, individuando nel controllo mascherato da protezione uno dei primi segnali di una violenza già in atto. Ha sottolineato come questo tipo di violenza produca un dolore profondo e stratificato, che non si esaurisce nell’atto violento ma si prolunga nel tempo, attraverso la paura, l’isolamento, la perdita di fiducia e la progressiva erosione della libertà personale.
Nel corso dell’incontro, la giudice ha intrecciato la propria esperienza come magistrata impegnata nei procedimenti per violenza contro le donne con quella maturata nel contrasto alla criminalità organizzata, evidenziando analogie nei meccanismi di potere, intimidazione e silenzio. In entrambi i casi, ha spiegato, il dolore delle vittime rischia di rimanere invisibile se le istituzioni non sono in grado di ascoltarlo e riconoscerlo.
Ampio spazio è stato dedicato alla partecipazione attiva e al dibattito delle studentesse e degli studenti, che hanno affrontato temi centrali come la definizione di violenza sulle donne, il ruolo degli stereotipi di genere nei procedimenti giudiziari e le difficoltà probatorie. Particolarmente significativa è stata la domanda su come procedere alla denuncia. Su questo punto, la giudice ha sottolineato come la denuncia non debba mai essere un percorso solitario, ma debba avvenire attraverso il supporto dei Centri Antiviolenza, luoghi in cui il dolore viene accolto, compreso e trasformato in un percorso di protezione, consapevolezza e tutela.
La magistrata ha inoltre evidenziato come l’Università degli Studi di Trieste sia la prima università ad aver scelto di riunire la propria comunità per interrogarsi sul significato della nuova legge e sul suo impatto culturale, riconoscendo all’università un ruolo centrale anche nel dare spazio a un’elaborazione collettiva, senza rimozioni né semplificazioni.
In chiusura, Paola Di Nicola Travaglini ha ricordato come la violenza di genere continui a essere trattata in modo profondamente diverso rispetto ad altri reati, sottolineando come nei casi di violenza contro le donne siano ancora frequenti domande e narrazioni che producono vittimizzazione secondaria, aggravando il dolore di chi ha già subito la violenza.
L’evento, organizzato da Mimma Dreams in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, con l’adesione dell’INPS – Direzione Regionale Friuli Venezia Giulia e dei Comitati Unici di Garanzia del Comune di Trieste, dell’OGS, dell’IRCCS Burlo Garofolo, dell’ASUGI, di Area Science Park e di ARPA FVG, ha confermato come il contrasto alla violenza di genere richieda un lavoro integrato tra università, istituzioni e servizi, e come i luoghi della formazione possano diventare spazi di consapevolezza, ascolto e responsabilità collettiva.
Foto di Linda Cerne (ig: https://www.instagram.com/linda_cerne/ )

















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